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Di origine ebraica, dopo gli studi di fisica e matematica a Mosca lavora come ingegnere chimico; esordisce in letteratura, nel 1934, con un romanzo nel solco della prosa "produttivistica" che esalta i successi dell'industrializzazione, nonché con racconti, meno scontati, in particolare sulla guerra civile, che gli valgono la stima e l'appoggio di Gor'kij. Durante il secondo conflitto mondiale è al seguito dell'Armata Rossa come corrispondente del giornale dell'esercito "Krasnaja Zvezda", fino a Berlino. I suoi saggi e corrispondenze di guerra lo hanno reso, insieme a I. Erenburg, il più popolare giornalista e pubblicista di quegli anni. Ma già nel 1946 una sua commedia viene stroncata per motivi ideologici e il romanzo Per la giusta causa su Stalingrado (pubblicato nel 1952), che nelle intenzioni dello scrittore in disgrazia doveva rimediare alla situazione (è una narrazione epica nel solco del realismo socialista staliniano), nonostante una prima buona accoglienza, finisce per essere stroncato (Grossman lo rielaborerà in seguito). Intanto la situazione generale è cambiata. Sono gli anni che vanno dalla liquidazione, anche fisica, del Comitato ebraico antifascista, alla montatura degli "assassini in camice bianco", rientrata per la morte di Stalin. Anche l'imponente Libro nero sul genocidio degli ebrei nei territori sovietici occupati dai nazisti, firmato da Grossman e da Erenburg da un'idea di Albert Einstein, viene censurato e vedrà la luce nella sua interezza solo cinquant'anni dopo. Quanto a Grossman, in Vita e destino (1950-60) e l'incompiuto Tutto scorre (1953-61) - libri "sequestrati" dal KGB, circolanti nel samizdat e pubblicati all'estero - farà, con rigore e talento letterario, il bilancio etico, filosofico e storico del tempo: l'Uomo che resiste all'onnipotente Sistema nel secolo feroce dei totalitarismi.
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