Anatolij Marchenko


1938-1986

Nato nella famiglia di un ferroviere, comincia a lavorare giovanissimo come trivellatore in gruppi di prospezione e torri petrolifere. Nel 1958 viene arrestato con un'accusa rivelatasi infondata, ma quando l'errore viene riconosciuto, il giovane è già fuggito dal campo di lavoro forzato. Vive errabondo per un anno, tenta di espatriare; viene catturato e condannato a sei anni di lager per "tradimento della Patria". Al termine della prigionia, nel 1966, non è più un operaio confusamente ribelle contro un mondo ingiusto, ma un combattente per i diritti umani, cosciente e informato, che decide di rendere pubblica la sua testimonianza. E proprio così intitola il libro che affida al samizdat: La mia testimonianza (1967), in cui, accanto alla dimostrazione sconvolgente che il GULag continua a esistere, avanza la richiesta agli ambienti intellettuali e dell'informazione di aiutare i detenuti politici. Tra il 1968 e il 1978 Marchenko colleziona battaglie e condanne, fino all'ultima a 10 anni di lager a regime duro e 5 di confino. Nell'agosto 1986 inizia uno sciopero della fame per la liberazione dei prigionieri politici e in dicembre muore in circostanze mai chiarite.