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Edmondo Peluso


1882-1942

Nasce a Napoli ma si trasferisce ancora bambino in Spagna con la famiglia. Giovanissimo inizia a viaggiare e soggiorna lungamente negli Stati Uniti, spinto dai suoi ideali di giustizia e di pace (si era impegnato in campagne di propaganda contro la prima guerra mondiale). Sceglie la militanza politica nei vari partiti operai europei, tra cui il Partito Comunista d'Italia, a cui aderisce fin dalla sua fondazione nel 1921. Nelle sue peregrinazioni si adatta ai mestieri più umili e molto spesso in Italia e all'estero viene arrestato e picchiato duramente. Trasferitosi in Russia, molto apprezzato da Lenin, riceve numerosi incarichi nel Komintern e nel 1927 diventa membro del Partito comunista bolscevico, ricevendo anche la tessera onoraria. Parla molte lingue, insegna italiano e storia del movimento operaio nei circoli degli immigrati politici, scrive opere sulla rivoluzione socialista e un libro autobiografico, Il cittadino del mondo. Nel 1938 viene arrestato dal Nkvd. Torturato per mesi alla fine confessa di essere una spia controrivoluzionaria, ma non cede alla delazione e non si piega alla denuncia dei compagni. Al processo trova ancora la forza di ritrattare e di denunciare i maltrattamenti e le torture subìte. Nel 1940 è condannato per spionaggio al confino e deportato in Siberia. Nel giugno del 1941, nuovamente arrestato e sottoposto a pesantissimi interrogatori non cede né alla delazione né ad ammissioni di colpevolezza. Le sue condizioni di salute si aggravano, ma è costretto a ritornare al lavoro e il 31 gennaio del 1942 viene condannato dalla Commissione speciale dell'Nkvd alla pena di morte mediante fucilazione per attività antisovietica, senza processo, con un semplice atto amministrativo. Il 7 luglio del 1956 il Collegio militare del Tribunale Supremo dell'URSS ne decreta la riabilitazione perché "condannato senza fondamento".