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Scrittore e poeta, è considerato uno dei massimi esponenti della letteratura sul GULag. Figlio di un prete ortodosso, terminati gli studi secondari, lascia la città natale di Vologda e dal 1924 lavora come operaio in una cittadina vicino a Mosca, mentre scrive poesie già valutate positivamente da noti poeti. Nel 1926 viene ammesso all'Università di Mosca, alla facoltà di Diritto sovietico. Il 1927 lo vede partecipare alle celebrazioni del decennale della rivoluzione d'Ottobre nelle file dell'opposizione, sotto gli slogan "Abbasso Stalin!", "Adottiamo il testamento di Lenin!". Dal 1929 al 1931 sconta i suoi primi tre anni in un lager di lavoro correzionale. All'inizio del 1937 viene nuovamente arrestato e condannato per "attività controrivoluzionaria trockista" a cinque anni di detenzione in lager con espressa destinazione ai "lavori fisici pesanti". Lavora in miniere d'oro e di carbone, agli scavi di prospezioni geologiche, in "giacimenti di punizione". Nel 1943 invece di essere liberato viene processato per "agitazione antisovietica" perché ha definito lo scrittore Ivan Bunin, premio Nobel, costretto a emigrare in Francia dopo la rivoluzione, "un classico della letteratura russa" e viene condannato a dieci anni. Nel 1946 riesce miracolosamente a diventare detenuto-infermiere, scampando ai "lavori generali" e alla morte certa. Alla fine del 1953 può tornare libero a Mosca e l'anno dopo comincia a scrivere il libro destinato a dargli fama mondiale: I racconti di Kolyma (1954-1973). Solzhenicyn renderà omaggio al valore della sua testimonianza e Pasternak apprezzerà la sua poesia. Dopo il 1961 escono in Russia delle raccolte di poesie, ma non i racconti, che trovano la via dell'estero. Negli ultimi anni di vita, malato e solo, rinchiuso in un ospizio, a Shalamov giungerà notizia di un premio e di tre ampie edizioni di quasi tutti i racconti: in russo a Londra, in francese a Parigi e in inglese a New York. A qualche anno dalla morte, il suo valore comincerà a essere universalmente riconosciuto anche in patria.
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