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Poco prima della guerra completa gli studi a Rostov: fisica e matematica e contemporaneamente letteratura e storia. Ufficiale pluridecorato, nel 1945 viene arrestato al fronte per aver criticato Stalin in lettere personali e condannato a 8 anni di lavoro forzato in Siberia e alla relegazione perpetua. Tornato dalla deportazione dopo la morte di Stalin e riabilitato nel 1956, si stabilisce a Rjazan', dove insegna. Nel 1962 pubblica su "Novyj Mir" Una giornata di Ivan Denisovic, che ha un'eco immensa nel paese. Cominciano gli attacchi contro di lui e si precisa l'ostracismo ufficiale alla sua opera. Così i romanzi Divisione cancro, Il primo cerchio e Agosto 1914 verranno pubblicati solo all'estero; quest'ultimo è il primo "nodo" di un vasto ciclo storico-letterario sulla rivoluzione russa, La ruota rossa, di cui presto esce, sempre all'estero, un altro frammento, Lenin a Zurigo. Nel 1967 indirizza una lettera aperta al IV Congresso degli scrittori sovietici per denunciare l'oppressione esercitata dalla censura; tuttavia nel 1969 viene espulso dall'Unione degli scrittori. Nel 1970 gli viene assegnato il premio Nobel per la letteratura. Nel 1973 la polizia politica riesce a confiscare una copia del manoscritto di Arcipelago GULag, al quale lo scrittore stava lavorando già dal 1958. Solzhenicyn, allora, ne autorizza la pubblicazione all'estero. Arrestato di lì a poco e privato della cittadinanza sovietica, viene espulso dall'URSS nel febbraio del 1974 e si stabilisce dapprima a Zurigo e poi, dal 1976, negli USA. Da qui, nel giugno 1994, può far ritorno in patria. Tra gli altri libri pubblicati, La quercia e il vitello (1975) e Ego, Due racconti, 1996.
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