Difesa della dignità umana

Inclini all'amore
Il libro di Tijana M. Djerković racconta la storia della sua famiglia e in particolare di suo padre Momcilo, poeta jugoslavo sopravvissuto a quattro anni di gulag sull'isola dalmata di San Gregorio.

Imprenditori "etici" per scelte responsabili
Restituire alla comunità una parte di quello che la comunità ti ha dato: è la filosofia che ispira gli angel americani, give back, un modo etico e responsabile di fare imprenditoria. Maria Teresa Cometto, inviata a New York del Corriere della Sera e autrice di Tech and the City, ci racconta le loro storie.

La bibliotecaria di Auschwitz
Nel libro di Iturbe la storia di Dita Kraus, deportata ad Auschwitz e custode di una piccola biblioteca per i bambini del campo.

Israele ricorda Janusz Korczak con tre libri
Il Giusto fra le nazioni ricordato anche ne La Bontà Insensata emerge non solo per il suo sacrificio (seguì i suoi piccoli allievi dentro le camere a gas di Treblinka), ma anche per aver difeso la dignità umana in 40 anni di carriera, opponendosi ai metodi correttivi violenti e preconizzando gli odierni diritti dell'infanzia.
Il Museo Perm-36 per la verità sui gulag
La scrittice Susanne Sternthal ha visitato Perm-36, il gulag segreto di Stalin. Oggi il campo è diventato un museo che, a pochi chilometri dalla città di Perm, presenta un modo coraggioso di ripensare la storia. Sergei Kovalyov, Balys Gajauskas, e il Presidente del Museo Victor Shmyrov ricostruiscono con coraggio la storia di un Paese che troppo spesso mostra di avere la memoria corta.
Difesa della dignità umana
contro le derive totalitarie
La difesa della dignità umana risulta così innanzitutto difesa di se stessi, della propria integrità morale, anche nel momento in cui si soccorre un altro essere umano. Per questo possiamo affermare che è giusto il gesto di chi salvaguarda la dignità delle vittime e insieme la propria umanità. Parafrasando la celebre frase del Talmud: "Chi salva una vita salva il mondo intero", possiamo dire che "salva il mondo intero chi salva se stesso", non difendendo la propria vita, ma l'anima, in ascolto della voce autentica della coscienza.
Nel gulag raramente si poteva compiere un gesto di soccorso verso un altro prigioniero, ma ogni giorno si poteva cercare di opporsi al processo di disumanizzazione messo lucidamente in moto dal meccanismo perverso del campo di lavoro.





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