Pianificazione

Il partito comunista cambogiano si caratterizzò per la sua estrema condizione di isolamento e segregazione rispetto agli altri partiti comunisti del Sud Est asiatico: un partito molto piccolo in termini numerici, che temeva di essere eliminato con facilità dai suoi oppositori.
Questi tre elementi spinsero i Kmer Rossi a imporre il più ferreo controllo su ogni ambito della società, con l'esclusione di qualsiasi margine, anche minimo, di dialettica politica e di spazio individuale e la realizzazione del genocidio in tempi ristretti e con modalità ancor più radicali che nei modelli maoista e staliniano.

La pianificazione avvenne durante il periodo di clandestinità nella giungla, dove i "Grandi Fratelli" svilupparono una versione ortodossa del comunismo fondata su un'esasperata visione antiurbana e anticittadina e un irrealistico progetto economico su base rurale incentrato sulla coltivazione del riso. La conseguenza di questo isolamento fisico, geografico e ideologico fu determinante nell'evoluzione del pensiero e della linea politica di Pol Pot, una volta preso il potere. In realtà non si può parlare di una pianificazione lineare e coerente, poiché vi fu, molto più velocemente che negli altri regimi totalitari comunisti, una continua riedizione del "nemico oggettivo" da combattere. Esisteva comunque un piano strategico di eliminazione su base "sociologica", che applicava il criterio socio-territoriale e le dicotomie città-campagna e borghese-contadino per individuare il nemico da colpire.


Marce forzate

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