Pianificazione e modalità di esecuzione

A causa della realizzazione delle misure repressive, tra le quali:

  • introduzione di quote enormi del raccolto di grano destinate all'ammasso (requisizione dello Stato);
  • sequestro di tutti i generi alimentari;
  • divieto di vendita degli alimenti;
  • spiegamento delle truppe interne e di confine per impedire agli affamati di spostarsi in altre regioni dell'URSS in cerca di cibo;
la popolazione ucraina si trovò in un ghetto, nel quale era impossibile sopravvivere.
Già il 7 agosto 1932 nell'U.R.S.S. la proprietà collettiva fu dichiarata "sacra e inviolabile" in modo che chiunque - bambini compresi - avesse commesso un furto ai danni della "proprietà socialista" (fosse anche raccogliere di nascosto qualche spiga di grano per il proprio figlio che moriva di fame), o l'avesse "sperperata", sarebbe incorso in una condanna compresa tra i dieci anni di lavori forzati nei lager e la pena di morte. Le quote destinate agli ammassi (per le città e per l'esportazione) avevano la priorità assoluta e non potevano essere ridotte per alcun motivo; quelle imposte all'Ucraina erano insostenibili (nel luglio 1932 si pretese il 45% del raccolto, in novembre si annunciò una seconda requisizione e nel gennaio 1933 una terza). Il 6 dicembre 1932, con una circolare dell'Ufficio politico alle autorità locali, i villaggi ucraini accusati di non ottemperare alle quote stabilite vennero sottoposti alle seguenti sanzioni: bando di ogni rifornimento (di beni o di cibo), requisizioni forzate, divieto di ogni commercio, confisca di ogni risorsa finanziaria; brigate apposite razziarono tutto il grano disponibile, compreso quello per le semine. Il 27 dicembre 1932 venne imposto l'obbligo del "pasport", il passaporto destinato agli spostamenti interni, per bloccare le disperate fughe dalle zone colpite dalla carestia e il 22 gennaio 1933 un'altra circolare, firmata da Stalin e Molotov, impedì con ogni mezzo (dalla sospensione della vendita dei biglietti ferroviari a veri e propri blocchi stradali) ai contadini ucraini e del Caucaso settentrionale di uscire dai distretti in cui non c'era più nulla da mangiare. Un quarto della popolazione rurale, uomini, donne e bambini, fu così sterminata per fame. Spesso i cadaveri giacevano per strada senza che i parenti, anch'essi ormai in fin di vita, avessereo la forza di seppellirli. Nonostante ciò nel 1933 il governo sovietico esportò 18 milioni di quintali di grano e di altri prodotti, continuando a negare ufficialmente la carestia. Solo il 15 marzo 1933 le requisizioni di grano furono sospese e in aprile nei villaggi venne distribuito grano dai depositi dell'esercito. I contadini sfiniti dovettero essere aiutati nelle operazioni di semina del raccolto che, finalmente, avrebbe posto fine all'incubo.


Requisizione forzata
del raccolto di grano


Documento di un kolkhoz
in data 18/4/1933 che richiede l'invio
di viveri per la popolazione stremata

Copyleft 2009 - Leggi le nostre condizioni d'uso