Modalità di esecuzione

Il 6 aprile ’94 l’aereo presidenziale viene abbattuto da un missile mentre è in fase di atterraggio a Kigali. Habyarimana è di ritorno da Dar es Salaam,  dove ha concordato una nuova formazione ministeriale. E’ l’ inizio del genocidio. Gli ultrà dell’Hutu Power, con a capo il colonnello Théoneste Bagosora, capo di gabinetto del ministro della difesa, cominciano diffondendo una lista di 1.500 persone da uccidere per prime. Entrano in azione gli interahamwe, che istituiscono delle barriere stradali: al controllo dei documenti le persone che hanno sulla carta d’identità l’appartenenza all’etnia tutsi vengono massacrate a colpi di machete. La radio coordina l e operazioni, dà notizie ed esulta per le azioni più spettacolari, ma anche invita i tutsi a presentarsi alle barriere per essere uccisi. Molti adulti si sacrificano, nel tentativo di proteggere e salvare i bambini. Per cancellare i tutsi dal Rwanda i miliziani interahamwe uccidono coi machete, le asce, le lance, le mazze chiodate, le armi da fuoco. Per i tutsi non esistono luoghi sicuri: anche le chiese vengono violate. Sulle colline di Bisesero decine di migliaia di persone organizzano la resistenza. In aprile gli europei vengono evacuati da Kigali e anche l’ONU decide di ritirare il contingente di pace, mentre discute se si tratti o meno di genocidio. Il 22 giugno i francesi intervengono con un’azione militare umanitaria,  l’”Operazione Turquoise”, successivamente riconosciuta dall’ONU: l’intervento viene però utilizzato dai genocidari per proteggere la propria fuga dal paese. Il 4 luglio Paul Kagame, a capo dell’esercito Fpr entra a Kigali. Il 16 luglio 1994 la guerra viene dichiarata ufficialmente finita.



Ribelli hutu della milizia interahamwe