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Blaga Dimitrova

La poetessa della rivoluzione di velluto


Nasce in una piccola città di provincia. Studia filologia slava, prima a Sofia e poi a Leningrado e Mosca. Rientrata in patria entra nella redazione del mensile dell’Associazione degli Scrittori Bulgari. 
Dal 1962 è redattrice della casa editrice dell’Associazione, dove si adopera per far pubblicare le opere di giovani autori mal visti dalla censura.

Nel 1963, dopo il discorso del Segretario del Partito Comunista Bulgaro Zivkov contro gli intellettuali, la casa editrice sospende le pubblicazioni e lei per protesta lascia il lavoro e passa a un’altra casa editrice. Nel 1965 pubblica la sua prima opera, Viaggio verso me stessa.

Durante la guerra in Vietnam si reca più volte in questo Paese, adotta una piccola orfana vietnamita e in seguito pubblicherà alcune opere frutto delle sue osservazioni.

Dopo il suicidio di Jan Palach e l’invasione della Cecoslovacchia, scrive la poesia Jan Palach, che riesce a far pervenire clandestinamente ai dissidenti di Praga.

Gli anni Settanta segnano l’apice della sua produzione poetica, con la pubblicazione di alcuni libri che risvegliano le coscienze dei bulgari. Insieme al marito, il critico letterario Jordan Vasiliev, nel 1975 pubblica i volumi La giovinezza di Bagrian e Giorni neri e giorni bianchi, una sorta di biografia della grande poetessa bulgara Elisavieta Bagrian. 
Poiché nel testo sono citati autori proibiti dalla propaganda, i libri sono sequestrati e gli autori accusati di “falsificare la storia”. Nel 1981, dopo quattro anni di tentativi, riesce a pubblicare Il volto, una metafora del regime totalitario e del vuoto che provoca nella persona, in cui scrive: “Non conosci il segreto per far carriera? (…) si va avanti se si ha una macchia sulla coscienza! Se hai una macchia, allora sei un uomo di cui fidarsi. Di certo obbedirai! (…) una macchia è come il pulsante dell’ascensore. Qualcuno lo spinge e vai su. Se non ti comporti bene, lo spingono e vai giù. Si tratta solo di saper usare bene la propria macchia!”. Nonostante i tagli della censura, il libro viene ugualmente confiscato, duramente condannato dalla critica, e l’autrice accusata di essere al soldo di potenze straniere. Le poche copie rimaste vengono trascritte a macchina e diffuse clandestinamente in tutto il Paese. 
Durante la prima manifestazione libera a Sofia, nel novembre 1989, accanto agli striscioni, la folla alza due testi: Fascismo di Zelu Zelev e Il volto.

Nel febbraio 1989 la poetessa è tra i firmatari di una dichiarazione di 102 intellettuali bulgari in difesa di Vaclav Havel.
Il 5 maggio 1989 suo marito è arrestato perché capo redattore del giornale “Democrazia”, organo dell’“Associazione delle Forze Democratiche”.

Su invito di Mitterand, il 2 giugno Dimitrova riesce a recarsi alla conferenza internazionale di Parigi sui diritti umani.

Con la fine del regime comunista viene eletta al parlamento e il 19 gennaio 1992 è nominata vicepresidente della repubblica. Si dimette nel 1993.

La sua opera è stata tradotta in molte lingue e ha ricevuto alcuni fra i più prestigiosi premi letterari europei.

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.

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