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A Bellaria due querce per i Giusti

onorati Osman Carugno ed Ezio Giorgetti


Un momento della cerimonia (Foto di Gariwo)

Un momento della cerimonia (Foto di Gariwo)

Comune di Bellaria Igea Marina
Assessorato alla Cultura

25 Aprile 2004

ore 15.00 
Proiezione video-intervista:
Josef Konforti, ebreo profugo dalla Jugoslavia, scappato con un gruppo di parenti dai nazisti, ricorda Ezio Giorgetti, che li ha aiutati e nascosti prima nel suo albergo di Bellaria e poi nel paese dell’entroterra Pugliano Vecchio, con la protezione del maresciallo della stazione dei Carabinieri di Bellaria Osman Carugno, dalla fine del 1943 al settembre 1944, quando l'esercito tedesco in rotta abbandonò il paese. Ezio Giorgetti è stato nominato “Giusto tra le Nazioni” dallo Yad Vashem di Gerusalemme.

Interventi di:

Gabriele Nissim, presidente del Comitato per la Foresta Mondiale dei Giusti e autore del libro “Il Tribunale del Bene”

Mario Foschi, autore di “Tin Bota… - i giorni della guerra”


ore 18.00
Parco Urbano di Igea Marina, piazzetta Ezio Giorgetti 

Cerimonia per dedicare due querce a:
Osman Carugno
Ezio Giorgetti

25 aprile 2004

Giardino di Bellaria

  • L'iscrizione nella piazzetta dedicata a Ezio Giorgetti

  • La cerimonia di inaugurazione nel parco di Bellaria-Igea Marina, 25 aprile 2004.

  • Le figlie di Ezio Giorgetti e di Osman Carugno accanto alle querce dedicate ai loro padri

  • Inaugurazione mostra dedicata a Giorgetti e Carugno, 17 giugno 2011. Da sx: G. e M. T. Giorgetti, figlie di Ezio Giorgetti, L. Caro, Rabbino della Comunità Ebraica di Ferrara, E. Ceccarelli, Sindaco di Bellaria Igea Marina, S. Vitali, presidente della Pro

  • Commenti

    Soccorritori

    chi salva una vita salva il mondo intero

    Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente.Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
    Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
    Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
    Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

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