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Jacek Kuron

1934 - 2004

membro di Solidarnosc


Nasce a Leopoli. Il nonno apparteneva all'Organizzazione Combattente del Partito Socialista Polacco, il padre all'Associazione dei Giovani Socialisti Indipendenti. Nel 1949 Jacek si iscrive all’Associazione della Gioventù Polacca (ZMP), da cui viene espulso nel 1953 per aver mosso critiche alla dirigenza.
Espulso anche dal POUP (Partito Operaio Unificato Polacco), vi è riammesso nel 1956.
Nel 1955 è uno dei fondatori dei cosiddetti "scout rossi" e l’anno dopo entra nel direttivo del rinato movimento scout polacco. Gli "scout rossi" saranno sciolti nel 1961 per aver mosso critiche al potere e aver rivendicato uno spazio di autonomia per il movimento. Nel 1962 Kuron entra nel Club di Discussione Politica fondato all'Università di Varsavia da Karol Modzelewski e ne diviene uno dei membri più attivi, fino allo scioglimento del Club, l'anno successivo. Con un gruppo di amici inizia un'analisi critica del sistema e ne espone i risultati in un volumetto scritto a quattro mani con Modzelewski per la stampa clandestina. Nel novembre del 1964 tutto il gruppo viene fermato dalla Polizia Segreta, e Jacek, appena laureatosi in Storia presso l'Università di Varsavia, è nuovamente espulso dal POUP e si vede revocata la borsa di studio per il dottorato. Nel 1965 insieme a Modzelewski scrive la Lettera aperta ai membri del POUP in cui denuncia il conflitto tra la classe operaia e la burocrazia del potere centrale ed esprime una diversa visione politica per un autentico governo degli operai. Gli autori sono arrestati il 20 marzo e Kuroń è condannato a tre anni di carcere. Rilasciato nel 1967 con la condizionale, si unisce ad un gruppo di studenti dell'Università di Varsavia che hanno una posizione critica verso il potere. Nel 1968 partecipa alle proteste studentesche contro l'arresto di Adam Michnik e per questo viene nuovamente arrestato l'8 marzo e brutalmente attaccato dalla propaganda di partito. Nel gennaio 1969 è condannato a 3 anni e mezzo di carcere.
Rilasciato nel 1971, negli anni successivi compie un'approfondita riflessione  alla ricerca di un sistema che possa coniugare i valori più veri della sinistra al messaggio etico del cristianesimo e permetta di costruire una società democratica e pluralista. Ne espone i risultati nel volumetto Principi ideali (1977). In diversi articoli apparsi sulla stampa clandestina, attacca il totalitarismo dominante in Polonia e presenta la sua strategia d'azione per l'opposizione, vedendo nei movimenti sociali la via per la riconquista della libertà: i cittadini riuniti in piccoli gruppi dovrebbero a poco a poco rompere il monopolio totalitario, prima a livello sociale e culturale e poi politico. Sostiene la necessità di agire anche al di fuori della clandestinità, occupando gli spazi legali disponibili.
Nel giugno del 1976 firma la dichiarazione di solidarietà alle proteste operaie sottoscritta da 14 intellettuali. In luglio indirizza una lettera aperta a Enrico Berlinguer, chiedendogli di protestare pubblicamente contro le repressioni degli operai di Ursus e Radom. In settembre è tra i fondatori del KOR (Comitato di Difesa Operaia) e ospita nella propria casa la cosiddetta "casella di contatto", un centro di raccolta delle informazioni sulle repressioni contro l'opposizione democratica, che poi vengono trasmesse ai centri dell'emigrazione polacca all'estero, così da informare l'Occidente di quanto accade in Polonia; i centri all'estero, a loro volta, trasmettono le notizie attraverso Radio Europa Libera e la BBC, e quindi anche la società polacca viene informata degli avvenimenti. Nel maggio del 1977 è arrestato, ma esce dal carcere in luglio per un'amnistia. Ha un ruolo chiave nella formazione del movimento operaio e nella creazione di uno stretto legame tra operai e intellettuali. È famoso il suo slogan "Non bruciate i Comitati, create i vostri comitati". Nel 1978 partecipa alla nascita dei "Corsi Scientifici", incontri di controinformazione e cultura libera, durante i quali tiene numerose lezioni di pedagogia sociale, ma nel marzo 1979, insieme alla famiglia, è vittima di brutali aggressioni per mano dell'Associazione degli Studenti Polacchi e del Comitato di Varsavia del POUP, a seguito delle quali deve interrompere le lezioni.
Nell’estate del 1977 partecipa ad un incontro clandestino con i rappresentanti di Charta '77 e, dopo il loro arresto nel 1979, allo sciopero della fame di protesta nella chiesa della Santa Croce. Nel maggio del 1980 partecipa a un altro sciopero della fame di solidarietà con i prigionieri politici polacchi. È tra gli esponenti della dissidenza più colpiti dalla repressione: spesso fermato per 48 ore, emarginato dalla vita pubblica, è isolato in tutti i modi dal regime, che punisce anche chi entra in contatto con lui. Quando inizia lo sciopero nei Cantieri Lenin di Danzica, nell’agosto del 1980, viene prima fermato e poi arrestato insieme ad altri 13 famosi rappresentanti dell'opposizione. Gli scioperanti chiedono nei 21 postulati la loro liberazione, che avverrà il 1 settembre, con la firma degli accordi. Dopo la fine degli scioperi, nell'articolo E adesso? afferma che il sistema di monopolio dell'organizzazione operaia, dell'informazione e della vita sociale è stato messo in discussione per sempre. Auspica che accanto al sindacato libero nascano altre forme di azione civile: comitati di autogestione nel mondo scientifico, della scuola, della cultura, dell'economia, dei mass media, e che l’insieme di questo movimento pluralista faccia pressione sulle autorità per costringerle a iniziare un processo di democratizzazione dello Stato. Si rende conto che, per la presenza dell’URSS e per il rischio di un'invasione armata, non è possibile la piena sovranità del Paese, per cui è necessario lasciare nelle mani del POUP l'amministrazione centrale, la polizia e l'esercito, ma è possibile un cambiamento nella vita sociale che ponga le condizioni di una graduale democratizzazione della vita politica. Fa parte del gruppo di esperti della Commissione Nazionale di Solidarność ed è considerato dalle autorità polacche e sovietiche uno dei "controrivoluzionari" più pericolosi. Nell’autunno del 1981, vedendo che la situazione sta sfuggendo di mano sia al governo che al sindacato, propone un accordo tra Solidarność, la Chiesa e il potere centrale per creare un comitato di salvezza nazionale che elabori un programma di riforme e prepari elezioni relativamente democratiche. Il 13 dicembre 1981 viene internato e il 3 settembre 1982 è formalmente arrestato con l’accusa di aver cercato di rovesciare con la forza il regime. Durante l'internamento riesce a far uscire alcuni articoli in cui esorta la società a organizzarsi in strutture clandestine disposte anche a non vedere per molti anni i risultati del proprio lavoro. Nel luglio del1984 viene rilasciato per un'amnistia. Negli anni seguenti partecipa in veste di esperto ai lavori della Commissione Clandestina di Coordinamento di Solidarność ed è più volte fermato dai Servizi segreti. Sostiene la politica dei piccoli passi che devono avvicinare sempre più a una grande fine. Nonostante l'opposizione delle autorità di governo partecipa alle sedute plenarie della Tavola Rotonda e alla commissione per le riforme politiche. È uno degli autori dell'accordo. Il 4 giugno 1989 viene eletto al Parlamento.

Dal 1989  al 2001 è deputato, negli anni 1989-1990 e 1992-1993 è ministro del lavoro e delle politiche sociali. Per molti anni presiede la Commissione Parlamentare per le Minoranze. Nel 1998 riceve la più alta onorificenza polacca: l'Ordine dell'Aquila Bianca. Muore a Varsavia di cancro nel 2004.

Testi di Jacek Kuron
Il marxismo polacco all’opposizione, 1969, Samona e Savelli, Roma
La mia Polonia, il comunismo, la colpa, la fede, 1990, ed. Ponte delle Grazie, Firenze

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.

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