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Famiglie Tosi e Speranzini

nascosero otto ebrei a Calcinato


Testimonianza di Virginia e Margherita Salinas, figlie di uno dei salvati - Milano, febbraio 2010

Giuseppe Salinas nacque a Milano il 23 agosto 1930. Negli anni ’30 visse con il padre Davide, commerciante ambulante, la madre Virginia e la sorella Sara in via Copernico. Ai primi di agosto del 1940 Davide Salinas venne arrestato dalla polizia fascista, accusato di essere un ebreo apolide e condotto nel carcere di San Vittore.
L’otto agosto venne trasferito nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia (Cosenza) in treno. Esattamente un anno dopo, nel 1940, venne raggiunto dalla sua famiglia. I Salinas furono rilasciati per buona condotta l’otto dicembre 1941, costretti però al domicilio coatto a Calcinato, un paese in provincia di Brescia.
La vita là scorse tranquilla fino all’8 settembre 1943, quando venne firmato l’armistizio tra l’Italia e le truppe anglo-americane. Per gli ebrei la situazione si fece drammatica. Angelo Tosi e sua moglie Teresa, contadini, vennero incontro ai Salinas e alla famiglia Sarfati, sfollata a Calcinato. I Tosi diventarono protagonisti di un eroico atto di umanità e misero in pericolo la loro stessa vita nascondendo nella soffitta della loro abitazione di via San Vincenzo le due famiglie. I Sarfati sono in quattro: il capofamiglia, Samuele, la sorella, Virginia, la moglie Clara e le due figlie, Susanna e Sara.
La famiglia Tosi è composta dai coniugi e dai figli Guerrino, militare in Russia, Rosa, sposata e con una bambina, Maria e Agnese, che vivevano con i genitori.
I Salinas e i Sarfati entrarono nella soffitta il 17 novembre 1943. Gli otto perseguitati restarono lì fino al 24 dicembre 1944 quando negli ultimi mesi di guerra la situazione si fece più tragica: i signori Tosi vennero presi dal terrore e non se la sentirono più di rischiare tenendo nascoste le otto persone.
I Tosi si preoccuparono però di trovare per loro una sistemazione dai signori Speranzini, che possedevano una stalla abbandonata fuori dal centro del paese, in aperta campagna. Un vicino dei Tosi, il signor Parolini, si offrì di venire a prendere i Salinas e i Sarfati con un carretto e di condurli nella stalla, la notte di Natale 1944.
Lì le due famiglie trascorsero gli ultimi quattro mesi di guerra, nel terrore di essere scoperte, fino al fatidico 25 aprile 1945.
Le famiglie Tosi e Speranzini compirono questi atti eroici senza alcun interesse economico, per puro spirito umanitario. Occorre anche precisare che la quasi totalità degli abitanti di Calcinato sapevano della condizione di clandestinità degli otto perseguitati e nessuno di loro li denunciò alla polizia fascista anche se c’era una grossa somma di denaro come ricompensa.
Alla fine della guerra, i coniugi Tosi ricevettero un attestato dalla Comunità ebraica di Milano custodito gelosamente dalla nipote, Attilia Tosi, che abita tutt’ora nella casa di via San Vincenzo.
Il nostro caro papà Giuseppe, che si è spento il 3 febbraio 2009, desiderava tanto che Angelo e Teresa Tosi ed eventualmente anche i signori Speranzini fossero riconosciuti come Giusti.

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