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Lettere a Olga


Vaclav Havel
Santi Quaranta, Treviso, 2010

"Nella sua prefazione, l'editore F. Mazzariol scrive che Lettere a Olga è un'opera alta e inusuale, che rispecchia tutto il mondo di Havel: 'il suo pensiero e la sua religiosità, la grandezza e la forza culturale ed etica del suo umanesimo, la sua incommensurabile dignità di uomo'.
Condannato a 4 anni e mezzo di carcere per 'sovvertimento della Repubblica' in seguito al processo al Comitato di difesa degli ingiustamente perseguitati (VONS), Havel passa il periodo più duro nel carcere di Hermanice (Ostrava), in compagnia degli amici V. Benda e J. Dienstbier, anch’essi attivisti del dissenso. È destinato a saldare griglie di latta e tagliare flange dalle lamiere, viene preso di mira dal direttore che non vede l'ora di avere finalmente dei prigionieri 'politici' da 'rieducare', con i quali - ricorda Havel - 'ritrovava il senso della sua vita'. Ai detenuti è permesso scrivere una lettera alla settimana rispettando regole ben precise (è escluso persino l'umorismo): 'Si trattava anche di un sport: ci riuscirà di raggirare il comandante o non ci riuscirà? Ci riuscirà di dire qualcosa di sensato nella lettera oppure no? Finimmo con l'appassionarci... Quelle lettere diventarono l'occasione per un nuovo modo di cercare me stesso o per un nuovo modo di vedere le questioni fondamentali della mia vita'. A prima vista si tratta di scritti indirizzati alla moglie ma nei quali, oltre alle richieste spicciole, emergono sollecitazioni e intuizioni profonde. È un dialogo interiore caratterizzato dalla religiosità, intesa come ricerca del significato dell’esistenza".

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