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"In Russia domina la censura"

la denuncia del figlio di Anna Politkovskaya


Sono passati quattro anni dal brutale assassinio di Anna Politkovskaya, la giornalista che ha denunciato i massacri di civili in Cecenia. Ancora oggi però i mandanti dell'omicidio restano impuniti. Nell'anniversario della sua morte il capo del team d’investigazione Aleksandr Bastrykin ha ammesso che le indagini si erano svolte troppo velocemente e che "il caso merita di essere riaperto".

La redazione del Comitato Foresta dei Giusti ha sentito suo figlio Ilya Politkovsky, che ha avuto parole dure per la Russia di oggi: "Non c'è libertà di espressione e la censura contro cui lottava mia madre esiste anche oggi, la situazione peggiora di continuo.

Una prova di questo è il fatto che il processo per punire gli assassini di mia madre è sempre fermo allo stesso punto".

HALIMA BASHIR VINCE IL PREMIO POLITKOVSKAYA 2010

La dottoressa Halima Bashir è stata premiata con Il riconoscimento in memoria della reporter assegnato dall'associazione londinese RAW (Reach all Women in War). Halima Bashir è un medico sudanese che è stata aggredita e violentata per aver denunciato gli stupri sulle bambine del Darfur compiuti dalle milizie dei Janjaweed agli ordini del Presidente Bashir.

7 ottobre 2010

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Libertà di espressione

contro il pensiero unico

La libertà di espressione è tra i diritti umani fondamentali la prima a essere colpita dai regimi autoritari, con gradazioni sempre maggiori man mano che ci si avvicina al prototipo della società totalitaria. La censura impone il bavaglio alla stampa e viene impedito ai giornalisti di fare il proprio mestiere, riducendoli a semplice cassa di risonanza del governo. Anche le altre libere manifestazioni del pensiero sono sotto attacco, nessuno viene risparmiato: gli intellettuali, gli scrittori, i registi... persino le arti figurative vengono strettamente controllate. La repressione colpisce duramente tutte le forme di autonomia dell'individuo, in primo luogo le opinioni, le idee personali, che rappresentano la maggior minaccia per chi vuole imporre "il pensiero unico".
Nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell'America Latina, così come nelle moderne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi venivano messi all'indice, fino ai roghi nelle piazze,  e gli storici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all'esilio o rinchiusi in carcere.
Il totalitarismo entrava nelle case e imponeva il proprio controllo all'interno della famiglia, dove dominava la paura di essere traditi persino dalle persone più care. Si innescava così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si preferiva rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a ... pensarle. Non restava che omologarsi alla dottrina espressa dal leader al potere.
Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.

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