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40 anni fa il primo passo di Willy Brandt

per la riconciliazione tra ebrei e tedeschi


Il 7 dicembre 1970, mentre si trovava a Varsavia per la firma di un trattato, il Cancelliere tedesco Willy Brandt si inginocchiò davanti al Memoriale della Shoah. 

Il gesto, giudicato "poco patriottico" da molti suoi connazionali ma spontaneo e sentito, commosse il mondo. Era la prima volta che la Germania riconosceva la sua colpa storica verso gli ebrei e gli europei orientali. Nel 1971 la Commissione di Oslo assegnò a Brandt il Premio Nobel per la Pace. 

Brandt fu un membro dell'opposizione socialista al nazismo. Espulso e privato della cittadinanza da Hitler, visse sotto copertura in Norvegia durante il secondo conflitto mondiale. Scampato miracolosamente a una retata nazista perché in divisa norvegese, dopo la guerra si stabilì prima in Svezia e poi di nuovo in Germania dove ricoprì la carica di Sindaco di Berlino prima di diventare Cancelliere. 

7 dicembre 2010

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Shoah

il genocidio degli ebrei

Nel quadro del secondo conflitto mondiale (1939-1945) si compie in Europa il genocidio del popolo ebraico (1941-1945). La “soluzione finale“, sei milioni di ebrei sterminati, è stata preparata da Hitler, salito al potere in Germania nel 1933. A partire dalla pubblicazione del Mein Kampf, Hitler progetta la rivoluzione nazionalsocialista sulla base di un’ideologia razzista.
Nella memoria del popolo ebraico e nella sentenza conclusiva del Tribunale Militare Internazionale, la stima dello sterminio è di 6.000.000 di persone. In realtà gli storici più accreditati, tra cui Raul Hilberg, ritengono che la cifra si aggiri intorno a 5.200.000.

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