Yuri Bandachevsky
scienziato anatomopatologo dissidente sovietico
Nasce il 9 gennaio 1957 nella regione di Grodno, in Bielorussia. Specializzatosi come anatomopatologo, nel 1991 diviene il più giovane professore dell’URSS e fino al 1999 dirige l’Istituto medico della città di Gomel. E’ stato il primo a istituire un centro di studio delle ricadute dell’incidente di Chernobyl. È stato arrestato con l’accusa di aver accettato mazzette dai genitori dei suoi studenti e rilasciato dopo sei anni di detenzione. In realtà, secondo Amnesty International e molti autorevoli esperti, si tratta di un caso di persecuzione dovuto alle denunce dello scienziato sul pericolo radioattivo per la popolazione di Gomel, che a suo parere non è stata ben protetta dalle autorità bielorusse. Al momento Bandachevsky si trova "relegato" in una "colonia di riabilitazione mediante il lavoro", misura che ricorda molto da vicino il “confino” a cui erano sottoposti i reduci dal GULag nel periodo sovietico. Ha il diritto di ricevere visite, ha ridipinto personalmente la sua casa in mezzo a una pineta e spera di poter presto restaurare un edificio in rovina per ricavarne un laboratorio in cui continuare a effettuare ricerche intorno all’effetto delle radiazioni sugli organi, soprattutto sul sistema cardiovascolare, e all’uso della pectina per curare le persone contaminate.
La sua odissea è raccontata nel libro Bugie nucleari, di Silvia Pochettino, Ed. Gruppo Abele, 2008







