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Vassili Nesterenko

1934 - 2008

fisico nucleare dissidente sovietico


Nato nel 1934 nel villaggio ucraino di Krasny Kut, si specializza come fisico nucleare in Bielorussia e a Mosca e si trova a lavorare sulle conseguenze del disastro di Chernobyl. Di fatto il suo, nel 1986, è uno dei primi interventi sull'impianto. Nesterenko infatti sorvola in elicottero il luogo dell'incidente per buttare azoto liquido sul nocciolo, in mezzo al fumo radioattivo, nel tentativo di arginare la reazione nucleare. Tre persone che lo accompagnavano a bordo muoiono per la contaminazione, mentre Vassili sopravvive e si batte da subito per fare evacuare la zona, altrimenti - fa presente a un membro del Politburo che si dice impegnato sul fronte della “cultura bielorussa” - “non ci sarà più nessuno a portare avanti questa cultura, né a leggere i vostri libri”. Secondo la scrittrice Svetlana Alexievitch, Nesterenko mette tutto il suo impegno nel cercare, spesso invano, di convincere le autorità a distribuire dosimetri e tavolette di iodio ai bambini. Dal 1990 dirige l'Istituto indipendente bielorusso di "Belrad" fondato l’anno precedente da Andrej Sacharov, Ales Adamovich e Anatoly Karpov. A causa della sua attività di denuncia perde il lavoro e ha molti problemi con l’Ente di Sicurezza statale, che lo minaccia di farlo rinchiudere in un ospedale psichiatrico. ll governo bielorusso gli ha offerto invano un incarico in un’accademia statale, per convincerlo a smettere di occuparsi di Chernobyl. Ha subito due attentati.
Nell'agosto 2008 è deceduto per gli effetti delle radiazioni. 

La sua odissea è raccontata nel libro Bugie nucleari, di Silvia Pochettino, Ed. Gruppo Abele, 2008.

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