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L'ultimo volo di Siamak Pourzand

il dissidente iraniano si uccide per protesta


Teheran

Teheran

Siamak Pourzand si è ucciso, gettandosi dal balcone della casa di Teheran, in cui viveva agli arresti domiciliari dal 2006.
Giornalista, dissidente, era stato uno degli oppositori più duri del regime iraniano. Ha lavorato come corrispondente per il giornale iraniano Keyahn, in seguito ha scritto per la prestigiosa rivista francese Cahiers du Cinema.
Con l''avvento del regime perse il suo lavoro e cominciò a scrivere per riviste minori. Dagli anni '90 divenne un esponente della nuova opposizione, pedinato dai servizi segreti da quando ebbe il coraggio di raccontare a una radio il funerale dei coniugi Forouhar, due intellettuali uccisi dal regime.
Nel 2001 venne catturato, incarcerato e torturato. Venne condannato a 11 anni di carcere e a 74 frustrate e in carcere venne colpito da due infarti e tentò il suicidio due volte.
Quando venne uccisa Neda Agha Soltan durante le proteste post-elettorali del 2009, Pourzand disse: "Hanno ucciso mia figlia".
Il regime non ha voluto che l'uomo fosse sepolto nel cimitero degli artisti, come avrebbero voluto i familiari, perché il suicidio viola i dettami dell'islam.

(Foto di Hamed Masoumi)

12 maggio 2011

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Libertà di espressione

contro il pensiero unico

La libertà di espressione è tra i diritti umani fondamentali la prima a essere colpita dai regimi autoritari, con gradazioni sempre maggiori man mano che ci si avvicina al prototipo della società totalitaria. La censura impone il bavaglio alla stampa e viene impedito ai giornalisti di fare il proprio mestiere, riducendoli a semplice cassa di risonanza del governo. Anche le altre libere manifestazioni del pensiero sono sotto attacco, nessuno viene risparmiato: gli intellettuali, gli scrittori, i registi... persino le arti figurative vengono strettamente controllate. La repressione colpisce duramente tutte le forme di autonomia dell'individuo, in primo luogo le opinioni, le idee personali, che rappresentano la maggior minaccia per chi vuole imporre "il pensiero unico".
Nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell'America Latina, così come nelle moderne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi venivano messi all'indice, fino ai roghi nelle piazze,  e gli storici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all'esilio o rinchiusi in carcere.
Il totalitarismo entrava nelle case e imponeva il proprio controllo all'interno della famiglia, dove dominava la paura di essere traditi persino dalle persone più care. Si innescava così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si preferiva rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a ... pensarle. Non restava che omologarsi alla dottrina espressa dal leader al potere.
Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.

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