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Gli usi e abusi del termine "genocidio"

analisi dell'Economist


Il memoriale del genocidio armeno a Yerevan

Il memoriale del genocidio armeno a Yerevan

“'La politica del genocidio può spezzare il cuore non meno che l’atto stesso' ha dichiarato Sophal Ear, che scappò dalla Cambogia all’età di dieci anni e ora è professore di Politica negli Stati Uniti, ricordando come si sentiva da giovane.

Suo padre fu una delle 1,7 milioni di vittime dello sterminio di massa commesso dai Khmer rossi; fingendo di essere una cittadina vietnamita, sua madre fece espatriare lui e altri quattro bambini verso la libertà. Tuttavia, prima dell’anno scorso, quando quattro sospettati furono indagati per genocidio, la maggior parte delle uccisioni compiute dai tiranni comunisti della sua patria non erano visti come 'genocidi' nel senso legale del termine, perché assassini e vittime appartenevano allo stesso gruppo etnico e religioso. Tra i molti crimini del regime di Pol Pot, solo l’uccisione di membri delle minoranze come vietnamiti o musulmani ricadono nettamente nella categoria 'genocidio'".
(Foto di Sjdunphy)

8 giugno 2011

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Prevenzione delle persecuzioni

la memoria, i Giusti, l'impegno internazionale

La prevenzione dei genocidi e più in generale dei crimini contro l'Umanità è all'ordine del giorno della politica internazionale dopo le tragedie del Novecento in Europa e l'apertura di altri fronti di persecuzione e di sterminio nel mondo. La sensibilità degli Stati è cresciuta con l'entrata nel nuovo millennio, ma rimane ancora molto limitata e troppo spesso impotente.
Daniel J. Goldhagen, autore del famoso saggio I volenterosi carnefici di Hilter, nel successivo Peggio della guerra: lo stermini di massa nella storia dell'Umanità, conia un nuovo termine - eliminazionismo - per indicare tutte le forme di sterminio di massa, sottolineandone il carattere politico, di scelta lucidamente operata dai carnefici per ricavarne un vantaggio di potere.

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