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Sihem Bensedrine

1950

giornalista che si batte per i diritti civili


Nasce il 28 ottobre 1950 a la Marsa (Tunisi). Studia in Francia, all'università di Tolosa, dove consegue la laurea in filosofia. Tornata in Tunisia, dal 1979 si impegna nel movimento per la libertà di stampa, per i diritti delle donne e i diritti umani, aderendo alla Ligue des Droits de l'Homme (LTDH). Nello stesso anno fonda con altre femministe il Club des femmes Tahar Haddad e partecipa alla rete Femmes Maghreb 2002, animata da Fatima Mernissi. Aderisce all'Associazione dei Giornalisti Tunisini (AJT) e nel 1980 partecipa alla creazione di una commissione di donne in seno all'AJT. 
Nello stesso anno diventa reporter per il giornale indipendente Le Phare e, dopo la sua sospensione, lavora per il giornale Maghreb, che verrà chiuso nel 1983. Assunta come redattrice nella Gazette touristique, fonda in seguito l'Hebdo Touristique e dirige il giornale di opposizione El Mawkif, vicino al RSP (Rassemblement Socialiste Progressiste).
Nel giugno del 1991, un dossier della LTDH denuncia gli innumerevoli casi di morte per tortura in Tunisia. La reazione del Ministero degli Interni è durissima: chieste inutilmente le dimissioni di Sihem dall'incarico di direttrice della Ligue, decide lo scioglimento immediato dell'organizzazione, lanciando un campagna di diffamazione contro la giornalista. 
Alla fine del 1998 Sihem fonda il Conseil National pour les Libertés en Tunisie e l'anno dopo crea, insieme ad un gruppo di intellettuali tunisini e europei, una società di autori euro-mediterranea, le edizioni Aloès. Il 10 aprile del 2000 le autorità chiudono la sede della casa editrice, che aveva ospitato un convegno sui diritti umani. L'abitazione di Shiem viene messa sotto sorveglianza permanente, i suoi amici sono schedati e le viene impedito di comunicare con i mezzi informatici.
Nel giugno del 2001, è arrestata per aver rilasciato a una rete televisiva londinese un'intervista in cui denunciava l'uso sistematico della tortura e la corruzione nel suo Paese. Viene liberata dopo alcune settimane sotto la pressione di una grande campagna di solidarietà tunisina e internazionale. 
Nel 2002 riceve l'offerta di accoglienza della Fondazione di Amburgo per i perseguitati politici e dal 2005 la sua permanenza in Germania si trasforma in esilio, 
Nel maggio 2009 l’Unione Internazionale degli Editori le assegna il Premio internazionale della libertà di pubblicazione, unitamente ai due giornalisti Neziha Rejiba e Mohammed Talbi, che con lei hanno fondato l'Observatoire pour la Défense de la Liberté de la Presse, de l'Édition et de la Création (OLPEC), nato dalle ceneri delle edizioni Aloès. Si tratta dello stesso premio conferito postumo ai giornalisti Anna Politkvoskaja e Hrant Dink, entrambi uccisi per il loro impegno per la libertà di stampa.

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