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Il "potere dei senza potere"

non solo "dissenso", la "polis parallela" nell'Europa dell'Est


Usare i termini “dissenso” o “opposizione” nei paesi dell’Est è una semplificazione che non presenta a fondo tutta la complessità del fenomeno. In realtà i “dissidenti” stessi non amano questa definizione, e molto spesso la mettono tra virgolette. Che cosa sono, nella maggioranza dei casi, il “dissenso” e l’”opposizione” in un sistema totalitario o post totalitario? Dice Vaclav Havel nel suo “Il potere dei senza potere”: “È ovvio che degli uomini che hanno semplicemente deciso di vivere nella verità, di proclamare ad alta voce quello che pensano, di solidarizzare con i cittadini, di creare come vogliono e di comportarsi in sintonia con il proprio “io migliore” non accettino che questa loro “posizione” originale e positiva venga definita al negativo…e soprattutto che non accettano di essere definiti come coloro che sono contro questo e quello e non semplicemente come coloro che sono questo e quello”. Da qui nasce la geniale definizione data dal filosofo di Praga Vaclav Benda di “polis parallela” per indicare gli spazi di libertà culturale, sociale ed umana creati dai “dissidenti” all’interno delle loro società. Spazi concepiti non come isole felici contrapposte ad un mondo di apparenza e menzogna, ma come spazi in cui si realizza la responsabilità per tutta la società. Radim Palous, portavoce di Charta ’77 in un’intervista del 1982 ha dichiarato: “Dal 1969 l’opinione pubblica era nella stragrande maggioranza in una posizione cosiddetta ‘realistica’, di attesa rassegnata, priva di prospettive concrete. Da questo terreno erano sorti relativismo, opportunismo e pessimismo, e si era diffusa la pericolosa sensazione che ’comunque sia non c’è niente da fare’ e che l’unico senso della vita del cittadino è la sopravvivenza. Viceversa tutti coloro che sottoscrissero la dichiarazione di Charta ’77…divennero viva testimonianza per tutti a dimostrazione che è possibile pur in mezzo al pericolo vincere la paura. Dimostrarono che la responsabilità di ogni cittadino per il ‘comune’, per la ‘polis’, vale in ogni momento storico.” Molti di questi movimenti o gruppi, accanto ad iniziative inevitabilmente legate alla clandestinità, si rifiutavano di porsi al di fuori del tessuto sociale “normale” per andare ad occupare gli spazi “intermedi”, come furono definiti in Polonia da Jacek Kuron, che il regime post totalitario consentiva: associazioni, organi di governo locale, organizzazioni apparentemente consentite dalla legge, ma svuotate del loro contenuto originario. Molto spesso, inoltre, la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro paesi, come gli Accordi di Helsinki, che però restavano lettera morta. Da qui è nato un ampio movimento, all’interno del quale vi erano più livelli di coinvolgimento, che nel tempo è stato in grado di influire sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che, a parte la Romania, per la prima volta nella storia un regime è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente, riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, già pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.

Annalia Guglielmi

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