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La memoria, i Giusti, l'impegno internazionale


La prevenzione dei genocidi e più in generale dei crimini contro l'Umanità è all'ordine del giorno della politica internazionale dopo le tragedie del Novecento in Europa e l'apertura di altri fronti di persecuzione e di sterminio nel mondo. La sensibilità degli Stati è cresciuta con l'entrata nel nuovo millennio, ma rimane ancora molto limitata e troppo spesso impotente.

Daniel J. Goldhagen, autore del famoso saggio I volenterosi carnefici di Hilter, nel successivoPeggio della guerra: lo stermini di massa nella storia dell'Umanità, conia un nuovo termine - eliminazionismo - per indicare tutte le forme di sterminio di massa, sottolineandone il carattere politico, di scelta lucidamente operata dai carnefici per ricavarne un vantaggio di potere. Per questo una risposta di contrasto efficace deve essere politica e non può prescindere da un impegno internazionale che non si limiti all'intervento quando le persecuzioni sono già in atto o alle successive punizioni. La parte più importante di unsistema anti-eliminazionista riguarda la prevenzione, cioè la capacità di impedire la predisposizione delle condizioni idonee allo scatenamento della violenza. Secondo Goldhagen la democrazia è il primo requisito per garantire una leadership immune da tentazioni eliminazioniste. La seconda condizione preventiva è la smentita dell'impunità -finora invece predominante nella mentalità dei leader criminali - attraverso una prassi di "intervento diretto" e di "caccia ai colpevoli" a livello internazionale talmente stringente da scoraggiare ogni tentazione eliminazionista o velleità di future imprese genocidarie

Se la prassi politica è lo strumento di intervento diretto nelle situazioni a rischioeliminazionismo, non meno importante risulta un'altra scelta politica: la creazione di una mentalità democratica aperta  al confronto, già di per sè anti-eliminazionista, di un clima culturale, un modo di pensare e di agire, un'educazione al dialogo e al rispetto del diverso da sè che lieviti nella società coinvolgendo le nuove generazioni, destinate ad assumere la responsabilità di futura classe dirigente interna e internazionale.
Il passaggio più importante di una tale formazione culturale è la memoria educativa: una riflessione sul passato per la prassi presente che si proponga di evitare gli errori commessi dalle precedenti generazioni; che prenda spunto dall'esempio dei Giusti per porre alla base della propria condotta la responsabilità personale e la determinazione a pensare in autonomia; che non si proponga ideologicamente di evitare i conflitti, aprendo le porte al fondamentalismo, ma cerchi di comporli aprendosi alla dialogo e alla comprensione delle ragioni dell'Altro;  che ascolti gli stimoli della coscienza per opporsi a ogni tipo di violenza e si prenda cura della realtà del mondo per costruire un futuro di pace.

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