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Il memoriale della Shoah di Milano

documento e progetto


La sala di lettura della biblioteca (Immagine per gentile concessione di Guido Morpurgo)

La sala di lettura della biblioteca (Immagine per gentile concessione di Guido Morpurgo)

Il Memoriale della Shoah di Milano è in costruzione: nel prossimo mese di gennaio 2012 la metà delle opere previste sarà stata ultimata. 
La sua costruzione significa per noi, prima di tutto, dialogo critico con un sito unico in Europa perché ancora integro; dialogo tra l’idea di modificazione introdotta dal progetto e l’identità specifica di questo luogo di deportazione, evocativo del significato di un evento che ha mutato per sempre il significato etico dell’uomo. 
Ciò ha posto fondamentali interrogativi, tra cui per primo, come rinnovare gi spazi di manovra della Stazione Centrale nascosti sotto al piano dei binari, invisibili dalla strada, per restituire alla città questo luogo della Memoria, preservandone carattere e valore? Quindi, come conservare l’identità del luogo senza rinunciare ad una forma che possa essere espressione di nuovi usi per la società civile presente e futura?


Origini
Il progetto promosso dalla Fondazione Memoriale della Shoah ONLUS e sostenuto da privati ed Enti pubblici, riguarda la zona della Stazione Centrale di Milano che tra la fine del 1943 e l’estate del 1944 è stata utilizzata anche per la deportazione di ebrei, per la maggior parte italiani, verso i campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau e Bergen Belsen. Si tratta di una porzione di circa 7.000 mq del vasto spazio di manovra ferroviaria oggi dismesso, originariamente utilizzato per il carico-scarico dei vagoni postali, ubicato al di sotto del piazzale dei binari, tra le vie Pergolesi e Brianza, con ingresso da via Ferrante Aporti,.
Sua principale caratteristica è la sostanziale invisibilità dall’esterno, condizione peculiare per la quale fu scelto per effettuare le deportazioni: introdotti con i camion provenienti dal carcere di San Vittore i deportati venivano stipati su vagoni merci piombati che, in attesa nella parte più interna dell’area, venivano sollevati al livello del piano dei binari, a formare i convogli diretti ai campi di sterminio.


Finalità
Il Memoriale della Shoah costituirà un nuovo luogo civile della città, spazio di tutti, aperto al dialogo, al dibattito e al confronto tra le diverse culture, negli spazi che ricordano questi eventi, rendendo visibile e fruibile ciò che è stato fino ad oggi occultato. 
Non sarà un museo in quanto la Shoah è un evento che non può e non deve essere ‘museificato’, spiegato, catalogato e archiviato: come ci ricorda Primo Levi “spiegare è quasi giustificare”. Il Memoriale sarà al contempo luogo della Memoria e laboratorio del presente, luogo della costruzione della memoria collettiva condivisa e di consapevolezza individuale per ricordare, raccontare e rielaborare.
L’integrità fisica di questi spazi originali orienta le scelte architettoniche: qui non è possibile distinguere tra forma e contenuto, perché questo luogo rapprende in sé un indissolubile intreccio di carica emotiva e rappresentazione di un evento storico unico. 
Il Memoriale della Shoah è innanzitutto un documento e come tale va interpretato; è un simbolo di una memoria sociale che deve assumere valore universalistico, libro di pietra da cui trarre fondamenti per il futuro. Conservazione quindi, e modificazione critica: il progetto si compone di due parti principali, il Memoriale - area dedicata alla testimonianza degli eventi - e il Laboratorio della Memoria - sistema di spazi integrati, dedicato allo studio, alla ricerca e alla documentazione, all’incontro e al dialogo.


Principi progettuali
L’idea di realizzare un Memoriale anziché un museo della Shoah, orienta le scelte progettuali: il sito é un reperto. Il progetto architettonico costituisce la condizione necessaria per rendere fruibile questo luogo di eventi storici drammatici attraverso la sua percorribilità, condizione che consente di farne esperienza, individualmente o in forma collettiva, con condizioni e livelli di fruibilità diversificati.
La necessità di conservare sostanzialmente inalterati gli spazi ferroviari delle deportazioni e in generale di rendere sempre percepibili le dimensioni e l’identità specifica di quest’area, è il fondamento del progetto. Tutti gli interventi previsti denunciano la propria autonomia dalle strutture esistenti mantenendo distanze di rispetto, misurandone le dimensioni e il passo delle strutture oltre che usando in modi diversi gli stessi materiali: cemento e ferro. Il progetto è allora una sorta di scavo archeologico di spazio e tempo che istituisce un dialogo con la storia. Il recupero dell’esistente diventa così attività di modificazione critica, morfologia civile a cui affidare la ricostruzione di un rapporto tra fondamenti ed espressione dei nuovi contenuti socialmente condivisi.


Il percorso di visita del Memoriale è articolato in modo da utilizzare la conformazione originale degli ambienti che contraddistinguono questa estesa area interna alla Stazione Centrale. In particolare, ci si avvale del forte sviluppo longitudinale delle campate, caratterizzate da strutture a vista in cemento armato che sorreggono il piazzale dei binari, sorta di lunghi cannocchiali (circa 100 mt) che attraversti in sequenza ripercorrono le tappe della Shoah degli ebrei italiani, secondo un itinerario basato sull’esperienza testimoniale di quegli avvenimenti, dapprima attraverso un sistema di allestimenti informativi, poi mediante la successione di sette Stanze delle Testimonianze, con proiezioni delle testimonianze videoregistrate. 
Entrati nell’area dei binari i visitatori si troveranno di fronte ad un convoglio originale oltre il quale, in corrispondenza di un successivo binario, di fronte al montavagoni che permetteva il collegamento col piano dei binari, sarà collocato il Muro dei Nomi. Al termine della banchina, dalla parte opposta del montavagoni, si potrà accedere al Luogo di Riflessione
Attraverso l’interazione con tutti questi elementi e l’esperienza informativa ed emozionale degli eventi che si presentificano all’intorno, il visitatore perderà lo statuto di osservatore passivo (visitatore di un museo) per diventare esso stesso testimone, in grado quindi di trasferire ad altri la propria esperienza.


Il Laboratorio della Memoria è costituito da un sistema di spazi organizzati all’intorno della biblioteca specializzata per circa 45.000 volumi: la “sala dei Memoriali”, che consente la connessione multimediale col network internazionale dei Memoriali e musei della Shoah; l’auditorium di circa 200 posti; lo spazio per le mostre temporanee; un bookshop; oltre agli uffici della Fondazione e alle zone di servizio, con affaccio su via Ferrante Aporti.
Il Laboratorio della Memoria sarà direttamente accessibile sia dall’atrio principale che da un ingresso riservato, in modo che possa essere utilizzato anche con orari e modalità indipendenti dall’apertura dell’area del Memoriale. 

Alla biblioteca e centro studi sarà affidata la riunione del patrimonio di conoscenza raccolte dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, affinché esso sia esteso e reso disponibile alla città, in particolare ai giovani. Il volume in acciaio e ferro che la contiene si estende ad occupare simbolicamente il vuoto inizialmente sperimentato dai visitatori una volta entrati all’interno del Memoriale, dove una lunga rampa misura il dislivello esistente tra la quota di calpestio del marciapiede  e l’ex piano di carico che si affaccia nell’atrio, facendolo esperire come sottrazione e mancanza. 
All’interno della biblioteca su tre livelli, sorta di ‘edificio nell’edificio’, lo spazio si sviluppa longitudinalmente per circa 40 metri con affaccio diretto sulla strada e una larghezza di circa 9 metri: una sala per la ricerca e la consultazione al piano terreno si apre su uno spazio vuoto a tripla altezza (per un totale di circa 10 metri) che contiene la sala lettura al piano interrato.
Una parete lunga circa 30 metri per circa 8 di altezza costituisce la libreria principale: è il “muro dei libri” che attraversa l’intera sezione della biblioteca, formando il principale elemento rappresentativo e simbolico del Laboratorio della Memoria. 
Alla base della biblioteca quale simbolo di testimonianza e trasmissione della conoscenza della Shoah si ritrova un’idea warburghiana: trasformare “la collezione di libri in un organo vivente, che non vuole soltanto parlare, ma anche ascoltare”.

Guido Morpurgo, architetto (Morpurgo de Curtis Architetti Associati)

9 novembre 2011

Il Memoriale della Shoah a MIlano

il progetto WeFor alla Fondazione Corriere della Sera

  • Il disegno

  • La libreria

  • Il progetto

  • Commenti

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