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Carl Lutz

il diplomatico che salvò gli ebrei ungheresi


Anche Agnes Hirschi, figlia del diplomatico Carl Lutz, ha firmato l'appello per istituire una giornata europea in memoria dei Giusti.


Carl Lutz


Carl Lutz nasce in Svizzera, arriva a Budapest nel 1942 e ha l'incarico di viceconsole svizzero oltre che di rappresentante per gli Usa e l'Inghilterra, che hanno abbandonato i consolati a causa della guerra.


Le lettere di protezione 

Con l'arrivo di Eichmann a Budapest inizia la deportazione degli ebrei ungheresi. Lutz si dedica anima e cuore al tentativo di salvarli: Lutz ha l'idea di creare delle "Lettere di protezione" (Schutzbrief) per ebrei che emigreranno in Palestina, dichiarazioni ufficiali dell'ambasciata che pongono chi le possiede sotto la tutela della Svizzera.

Il governo dell'Ungheria gli consente di distribuire 8 mila di queste lettere ma Lutz intende questi documenti in senso molto ampio, non destinati a una sola persona ma a un intero nucleo familiare. Lutz e i suoi collaboratori distribuiranno 62 mila documenti di questo tipo.


La casa di vetro


Lutz inoltre crea 76 "case protette", come la Casa di Vetro, edifici situati al di fuori dell'ambasciata svizzera che godono di uno status di extraterritorialità identico a quello dell'ambasciata. In questi edifici si rifugiano centinaia di ebrei.


Con questi sistemi riesce a mettere in salvo 62 mila ebrei di Budapest su soli 124.000 sopravvissuti nella città alla fine della II Guerra Mondiale.


Lo stesso stratagemma delle "case protette" e dei salvacondotti rilasciati agli ebrei sotto forma di "lettere di protezione" fu adottato a Budapest anche da altri diplomatici, come Raoul Wallemberg, inviato in missione dal governo svedese, e Giorgio Perlasca, fintosi incaricato dell'ambasciata spagnola negli ultimi mesi dell'occupazione nazista dell'Ungheria, fino all'arrivo dell'Armata Rossa.


Dopo la fine del conflitto Lutz rientra in Svizzera ma il suo operato viene dimenticato per anni. Nel 1964 viene nominato Giusto tra le Nazioni da Yad Vashem.


Approfondisci la biografia di Lutz a fondo pagina


Chiediamo una Giornata europea per ricordare i Giusti

Ricorda anche tu il coraggio di Carl Lutz e di tante donne e uomini che hanno lottato contro totalitarismi e genocidi di tutto il mondo, manda una mail a segreteria@gariwo.net per sottoscrivere l'appello per chiedere all'Europa di istituire una Giornata Europea dedicata ai Giusti!

29 novembre 2011

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Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente.Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

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