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A spasso per il Novecento

con il nuovo libro di Kostanty Gerbert


La copertina (Foto di Gariwo)

La copertina (Foto di Gariwo)

Un secolo in dieci giorni. Dieci eventi memorabili del Novecento europeo
di Konstanty Gebert
Feltrinelli, Milano, 2011
€ 20,00

Dieci storie per cento anni. Dieci racconti che nascono da alcuni momenti storici significativi, indispensabili per comprendere la storia del Novecento. Konstanty Gebert attraversa il secolo che si è appena chiuso toccando diverse città d'Europa e lo racconta in dieci giorni appena,  partendo dalla parata imperiale che festeggia il sessantesimo anniversario di regno di Francesco  Giuseppe a Vienna e arrivando sino al 1992, quando la biblioteca di Sarajevo venne bruciata. L'autore analizza questioni storiche basandosi sulla ricerca, sui racconti dei testimoni, sui suoi ricordi. 


Da queste pagine emerge un affresco vivido e personale, una vivace chiave di lettura del nostro recente passato, occasione per riflettere sulla ricca identità  di quell'Europa che è così multiforme e piena di contraddizioni.


Il giornalista Kapuściński aveva scritto: "È un libro che dovremmo leggere tutti. Trascina fin dalle prime paginem ne capiamo subito l'importanza perché racconta la grande ricchezza che per l'Europa la sua storia, e al tempo stesso la stupefacente rapidità con cui la dimentichiamo, senza nemmeno sforzarci di ricordarla. L'autore traccia [...] un panorama dei destini dell'Europa di sbalorditiva ricchezza, varietà e profondità".


Konstanty Gebert


È giornalista e scrittore. Lavora  (sotto lo pseudonimo di Dawid Warszawski, adottato quando era giornalista clandestino durante gli anni '80) per il quotidiano polacco Gazeta Wyborcza come editorialista e reporter internazionale. 
Si è occupato, tra l'altro, degli accordi della Tavola rotonda tra Solidarnosc e il Governo polacco nel 1989, della guerra nella Ex Jugoslavia e del conflitto israelo-palestinese.

30 novembre 2011

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Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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