English version | Cerca nel sito:

Nasce un comitato di solidarietà per Zarakoglu

sotto la guida del suo legale


L'editore Ragip Zarakoglu si batte per il riconoscimento dei diritti delle minoranze e del genocidio armeno in Turchia, è in carcere dallo scorso ottobre, con la falsa accusa di essere un membro del PKK. 

Il suo legale, Sennur Baybuga, ha dato vita a un comitato di solidarietà che si batte per: 

- ottenere il permesso di far visita in carcere all'editore;
- pubblicare un libro bianco con gli scritti e le firme raccolte in favore di Zarakoglu alla Fiera di Libri TUYAP con il contributo dell'Unione Scrittori; 
- coordinare lo scambio di azioni e le iniziative in cooperazione con delegazioni estere

Membri del comitato, che ha ricevuto il sostegno dell'Unione turca editori e di altre importanti realtà non governative, sono Ali Sait Cetinoglu, Attila Tuygan, Erol Ozkoray, Haci Orman e Sinan Zarakoglu.


Costoro lotteranno per fare in modo che Zarakoglu non venga dimenticato mentre si trova agli arresti e "continueranno a denunciare l'ingiustizia e l'illegalità perpetrate nei suoi confronti".  

9 dicembre 2011

Commenti

Libertà di espressione

contro il pensiero unico

La libertà di espressione è tra i diritti umani fondamentali la prima a essere colpita dai regimi autoritari, con gradazioni sempre maggiori man mano che ci si avvicina al prototipo della società totalitaria. La censura impone il bavaglio alla stampa e viene impedito ai giornalisti di fare il proprio mestiere, riducendoli a semplice cassa di risonanza del governo. Anche le altre libere manifestazioni del pensiero sono sotto attacco, nessuno viene risparmiato: gli intellettuali, gli scrittori, i registi... persino le arti figurative vengono strettamente controllate. La repressione colpisce duramente tutte le forme di autonomia dell'individuo, in primo luogo le opinioni, le idee personali, che rappresentano la maggior minaccia per chi vuole imporre "il pensiero unico".
Nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell'America Latina, così come nelle moderne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi venivano messi all'indice, fino ai roghi nelle piazze,  e gli storici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all'esilio o rinchiusi in carcere.
Il totalitarismo entrava nelle case e imponeva il proprio controllo all'interno della famiglia, dove dominava la paura di essere traditi persino dalle persone più care. Si innescava così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si preferiva rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a ... pensarle. Non restava che omologarsi alla dottrina espressa dal leader al potere.
Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.

Scopri nella sezione

Multimedia

Anna Politkovskaja. Una donna sola

documentario di "La storia siamo noi"

La storia

Dith Pran

Giornalista, fotografo e attivista dei diritti umani