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I ragazzi di Villa Emma

e il coraggio di un bidello ebreo


Lo studioso Massimo Trifirò ci offre un toccante racconto della storia di Villa Emma. Villa Emma è una tenuta agricola del paesino di Nonantola, nel modenese. Durante la seconda guerra mondiale divenne il rifugio di 73 giovani e 13 adulti israeliti grazie all'associazione di soccorso Delasem, l'organizzazione ebraica che prestava aiuto ai perseguitati.

La Delasem prende in affitto gli ampi spazi della tenuta, che sono spogli e freddi. Il piccolo paese accoglie subito con simpatia i giovani: il parroco, Don Arrigo Beccari, trova le brandine prendendole dal vicino seminario, il medico aggiunge ai suoi pazienti anche gli ospiti della casa, da ogni parte arrivano aiuti per fare fronte alle necessità più urgenti e nella villa viene organizzata anche una scuola.  


I giovani sono al sicuro fino al 9 settembre 1943, quando nel paesino arrivano i tedeschi. Goffredo Pacifici, "di professione semplice bidello ma dall'animo nobile di un antico guerriero", inforca la bicicletta e corre ad avvertire i ragazzi di Villa Emma:  quasi tutti loro troveranno riparo in Svizzera. Goffedo, ebreo, paga caro il suo gesto di coraggio, viene deportato a Auschwitz e lì muore.
Dopo la guerra saranno gli stessi educatori di Villa Emma ad accompagnare i sopravvissuti in Palestina. 


Negli scampati è rimasto vivo il ricordo delle innumerevoli privazioni che hanno dovuto sopportare ma anche degli straordinari gesti di solidarietà delle famiglie e dei religiosi di Nonantola, che non si sono lasciati intimorire dal fatto che i tedeschi fossero acquartierati vicino a Villa Emma.


Don Arrigo Beccari e numerosi collaboratori cristiani di Pacifici saranno insigniti del titolo di Giusti tra le nazioni, dedicato ai non ebrei che salvarono gli ebrei dalla persecuzione nazista. 

9 gennaio 2012

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