Il sostegno della Fondazione Geremek
alla Giornata Europea dei Giusti

Anche la Fondazione Geremek, istituita per ricordare uno dei più alti esponenti della lotta al totalitarismo comunista e l'artefice dell'ingresso della Polonia nell'Unione Europea, aderisce al nostro appello per istituire una Giornata Europea dei Giusti.
Ecco quanto ci scrive il Presidente della Fondazione: "A nostro avviso l’idea di fare memoria delle persone che hanno contribuito a salva la dignità e la vita umana durante i regimi totalitari è pienamente conforme alla vita e ai valori rappresentati dal patrono della nostra Fondazione: il professor Bronisław Geremek.
L’istituzione di una Giornata Europea di Memoria dei Giusti sarà l’occasione per promuovere i valori della tolleranza, del coraggio civile, del rispetto dell’altro. per questo invitiamo i membri del Parlamento Europeo a firmare la Dichiarazione Scritta dell’iniziativa". Scarica il testo completo della lettera in italiano nel box a fondo pagina.
1 marzo 2012
I relatori
Andreas Pieralli e Gabriele Nissim
Un momento della conferenza
Il pubblico in sala
La sala del Palazzo Comunale
Approfondimenti su Gariwo
- Fondazione Geremek - 1 marzo 2012 [documento]
- Lettera di sostegno alla Dichiarazione Scritta per istituire una Giornata Europea dei Giusti
- Dichiarazione scritta - 16 gennaio 2012 [documento]
- Per una Giornata europea dei Giusti
- 6 marzo: la festa per dire grazie ai Giusti [articolo]
- al Teatro Franco Parenti di Milano
- Chiediamo una Giornata europea dei Giusti [video]
- gli interventi dei testimonial
Commenti
Difesa della dignità umana
contro le derive totalitarie
La difesa della dignità umana risulta così innanzitutto difesa di se stessi, della propria integrità morale, anche nel momento in cui si soccorre un altro essere umano. Per questo possiamo affermare che è giusto il gesto di chi salvaguarda la dignità delle vittime e insieme la propria umanità. Parafrasando la celebre frase del Talmud: "Chi salva una vita salva il mondo intero", possiamo dire che "salva il mondo intero chi salva se stesso", non difendendo la propria vita, ma l'anima, in ascolto della voce autentica della coscienza.
Nel gulag raramente si poteva compiere un gesto di soccorso verso un altro prigioniero, ma ogni giorno si poteva cercare di opporsi al processo di disumanizzazione messo lucidamente in moto dal meccanismo perverso del campo di lavoro.














