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Anna Politkovskaya, arrestato poliziotto

è accusato di aver assoldato i sicari


Aggiornamento 25 agosto


La polizia russa ha fermato Dmitry Pavlyuchenkov, ex tenente colonnello, con l'accusa di avere assoldato i killer della giornalista, uno dei quali sarebbe stato arrestato a maggio. 


Pavlyuchenkov, che nel 2006 era a capo di una divisione della polizia di Mosca specializzata in sorveglianza "istruì i suoi uomini a seguire la giornalista per scoprirne le abitudini e gli orari", ha spiegato il portavoce della Commissione che indaga sull'omicidio, Vladimir Mankin. Secondo questo esponente la polizia avrebbe anche informazioni sul mandante, che tuttavia sarebbe "prematuro" diffondere.  


31 maggio
Anna Politkovskaya, arrestato il killer
ma i mandanti restano ignoti
È stato condotto in carcere in Cecenia Rustam Makhmoudov, accusato dell'omicidio di Anna Politkovskaya. La giornalista russa critica verso Putin e il Cremlino, alla quale è dedicato un albero nel Giardino dei Giusti di tutto il mondo di Milano, venne assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006.


Nel dicembre 2005, durante una conferenza di "Reporter Senza Frontiere" a Vienna sulla libertà di stampa aveva affermato: "Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano". Diceva di considerarsi "una persona che descrive quello che succede a chi non può vederlo" e denunciò il clima di intimidazione istaurato da Putin contro la libertà di stampa e di parola. Era consapevole di rischiare la vita con la sua opera di denuncia e controinformazione, ma non si fermò.


Un processo a carico di presunti assassini della reporter si era già tenuto a Mosca negli anni passati, ma era finito in un nulla di fatto. Il figlio della giornalista aveva ritenuto scorretta la decisione di tenere le udienze a porte chiuse e altre polemiche avevano riguardato vizi procedurali. 


Il cippo a lei dedicato a Milano recita: A Anna Politkovskaya assassinata a Mosca per aver denunciato i massacri di civili in Cecenia. Sulla sua figura sono stati realizzati molti libri e un noto spettacolo teatrale, Donna non rieducabile portato nelle sale da Ottavia Piccolo. 

28 luglio 2012

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Libertà di espressione

contro il pensiero unico

La libertà di espressione è tra i diritti umani fondamentali la prima a essere colpita dai regimi autoritari, con gradazioni sempre maggiori man mano che ci si avvicina al prototipo della società totalitaria. La censura impone il bavaglio alla stampa e viene impedito ai giornalisti di fare il proprio mestiere, riducendoli a semplice cassa di risonanza del governo. Anche le altre libere manifestazioni del pensiero sono sotto attacco, nessuno viene risparmiato: gli intellettuali, gli scrittori, i registi... persino le arti figurative vengono strettamente controllate. La repressione colpisce duramente tutte le forme di autonomia dell'individuo, in primo luogo le opinioni, le idee personali, che rappresentano la maggior minaccia per chi vuole imporre "il pensiero unico".
Nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell'America Latina, così come nelle moderne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi venivano messi all'indice, fino ai roghi nelle piazze,  e gli storici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all'esilio o rinchiusi in carcere.
Il totalitarismo entrava nelle case e imponeva il proprio controllo all'interno della famiglia, dove dominava la paura di essere traditi persino dalle persone più care. Si innescava così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si preferiva rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a ... pensarle. Non restava che omologarsi alla dottrina espressa dal leader al potere.
Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.

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