Moshe Bejski
l'uomo che creò il Giardino dei Giusti

Moshe Bejski con Gabriele Nissim
II Giardino dei Giusti di Gerusalemme, è una straordinaria esperienza
umana del secolo scorso lasciata finora ai margini della riflessione storica e
filosofica: creato all'interno del Mausoleo di Yad Vashem, che è stato
eretto negli anni '50 a perenne ricordo delle vittime della Shoah, è diventato
il luogo emblematico della memoria del Bene in uno dei momenti più oscuri dell'umanità.
Il grande artefice di questo progetto è Moshe Bejski, un giudice della Corte Costituzionale
di Israele che ha saputo trasformare il suo destino personale in un esempio universale. Abbandonato dagli
amici durante l'invasione nazista della Polonia, ha trovato sulla sua strada Oskar Schindler,
l'unico tedesco che abbia avuto pietà di lui. Sfuggito così miracolosamente ad Auschwitz,
ha pagato il debito di gratitudine verso il suo salvatore, non solo aiutandolo
economicamente, ma anche conducendo una campagna controcorrente affinchè fosse
onorato come un esempio morale, nonostante la sua vita disordinata.
Mentre Simon Wiesenthal dava la caccia ai criminali nazisti, Moshe Bejski,
diventato presidente della Commissione dei Giusti di Yad Vashem, si
dedicava alla valorizzazione degli uomini buoni, spesso scontrandosi
con l'ingratitudine dei sopravvissuti e dovendo affrontare problemi morali
inestricabili: poteva, ad esempio, essere riconosciuto come giusto chi aveva salvato
un ebreo e poi aveva ucciso un altro uomo, o la donna che aveva
nascosto dei perseguitati mentre si prostituiva con gli ufficiali
nazisti o, ancora, chi aveva salvato decine di ebrei in Polonia,
ma non aveva mai smesso di essere antisemita?
Chi aveva aiutato, ma aveva chiesto in cambio del denaro,
o chi aveva salvato soltanto perché era innamorato?
Contava l'intenzione o il risultato? Era un giusto anche chi aveva fallito?
Si poteva riconoscere il valore di un'azione di soccorso,
messa in atto senza rischiare la vita?
Il Giardino dei Giusti ci
mostra le possibilità dell'uomo di opporsi al Male anche nei momenti
estremi e restituisce alle vittime la forza per ricominciare,
ricordando loro, nello stesso tempo, il dovere della gratitudine,
contro ogni forma di generalizzazione e di odio. L'esempio dei Giusti rappresenta
la più importante eredità morale per le nuove generazioni, affinchè
il male possa essere combattuto ogni volta che si ripropone nella storia.
Negli ultimi anni l'esempio di questo giardino è stato seguito
in altre parti del mondo, come a Yerevan e a Sarajevo.
Gabriele Nissim ha raccontato la storia di Moshe Bejski nel libro "II Tribunale del Bene.
La storia di Moshe Bejski, l'uomo che creò il Giardino dei Giusti", ed. Mondadori,
in libreria dal 28 gennaio 2003. L'autore ha dedicato tre anni alla stesura del libro, con
numerosi viaggi in Israele per intervistare Bejski e altri membri della Commissione dei Giusti
di Yad Vashem e per raccogliere i materiali necessari a documentare tutte le vicende e i casi narrati.

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